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Cos’è

L’adozione e l’aggiornamento annuale di un piano strategico triennale del territorio metropolitano, atto di indirizzo per l’ente e per l’esercizio delle funzioni dei comuni e delle unioni di comuni, è una delle funzioni fondamentali assegnate alle Città metropolitane dalla legge 56/2014 (legge Delrio).

Lo Statuto della Città metropolitana di Roma Capitale norma la materia all’art.7.

La costruzione e l’attuazione del Piano Strategico Metropolitano è un processo complesso, e lo è particolarmente nell’area metropolitana romana, vera metropoli di dimensioni europee (sesta tra le 31 “grandi” aree metropolitane europee secondo la classificazione OCSE),  la più grande d’Italia per numero di abitanti e la seconda per estensione territoriale, che vede convivere entro i suoi confini il vasto e fortemente attrattivo comune capoluogo, e altri 120 comuni con caratteristiche e vocazioni molto diverse, un quinto dei quali ha meno di 1000 abitanti. Occorre rendere fluido e far convivere il governo di diverse istanze sociali e diversi bisogni locali: potenziare la continuità di servizi tra capoluogo e prima fascia metropolitana, salvaguardare le specificità produttive, ambientali, sociali di ogni area e investire nella riqualificazione e nella rigenerazione urbana di ogni insediamento.

Per affrontare in modo organico la complessità, occorre tenere insieme più aspetti: processi partecipativi delle comunità locali e degli attori privati e sociali, analisi dei dati di partenza, progettazione integrata di azioni e interventi. È da sottolineare che il processo partecipativo si attua a partire dalla modalità di lavoro dello stesso team interdipartimentale che compone il Tavolo interno per il piano strategico, mettendo insieme competenze tecniche, progettuali, statistiche, informatiche, sociologiche, di progettazione europea, coordinate degli uffici di pianificazione strategica.

Nel piano confluiscono più livelli d’azione, a partire dall’elaborazione di dati e statistiche che rendano evidenti potenzialità e criticità, intersecando tutti gli elementi che compongono la realtà metropolitana e la lettura delle sue diverse “velocità”: una vera e propria carta d’identità, sempre più ricca, come definiamo l’area dedicata alla raccolta dei documenti prodotti.

Strettamente correlato al piano è il processo di definizione delle zone omogenee, dimensione adeguata per gestire e governare in maniera ottimale la programmazione e l’erogazione dei servizi e presupposto, anche normativo, per il completamento dell’attribuzione di piena titolarità e capacità d’azione delle città metropolitane.

Un modo per governare il processo è essere concreti, focalizzare gli sforzi su politiche e progetti caratterizzati da un elevato grado di fattibilità e sostenibilità, individuare percorsi chiari e condivisi.

Un primo esempio di “governo del territorio” è stato dato con l’adesione al “bando periferie 2016”: un vero e proprio sforzo di capacità di risposta che portato 40 milioni di investimenti nel territorio. La Città metropolitana, nel costruire una proposta organica, ha valorizzato le sinergie tra progetti e cercato l’integrazione tra gli interventi, che, pur nati spontaneamente, possono portare maggiori benefici, per le stesse comunità e per le stesse tipologie di bisogni, se tra loro connessi.

Altro ambito è quello di una corretta disseminazione e integrazione per attrarre, accedere e  utilizzare razionalmente le risorse: progettare attraverso fondi europei, nazionali e regionali, mettere insieme linee e obiettivi a più livelli, e fare in modo che la Città metropolitana svolga per le comunità che ne rappresenti il filtro, il supporto, l’orientamento e il coordinamento.

 

Foto: i sub-ambiti territoriali metropolitani – fonte: “Il territorio metropolitano romano: cartografie e numeri”