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Segnala il tuo caso alla Consigliera di Parità

Se ritieni di aver subito una forma di discriminazione sul lavoro in ragione del tuo sesso/genere, ad esempio per il mancato rispetto dei diritti previsti per la maternità e la paternità, e vuoi chiedere la consulenza o il sostengo della Consigliera di Parità, compila la scheda di segnalazione e inviala a:

f.ginevri@cittametropolitanaroma.gov.it


N.B. La scheda di segnalazione sarà utilizzata dalla Consigliera di Parità per prendere visione del caso e formulare un primo parere. L’invio del documento non comporta in alcun modo l’automatica presa in carico del caso né l’autorizzazione della Consigliera ad agire per conto della lavoratrice/del lavoratore. Le informazioni fornite saranno soggette al rispetto del segreto d’ufficio e all’obbligo di riservatezza.


COME AGISCE LA CONSIGLIERA DI PARITÀ   

Le funzioni di tutela del principio di non discriminazione di genere vengono definite negli articoli 36-41 del Codice per le pari Opportunità. La prassi vuole che le discriminazioni individuali siano trattate dalle Consigliere della Città metropolitana, mentre quelle collettive per legge sono di competenza della Consigliera di Parità Regionale.

La Consigliera di Parità è un pubblico ufficiale che, nell’esercizio delle proprie funzioni agisce gratuitamente su delega della lavoratrice/del lavoratore che ha denunciato la presunta discriminazione.

Conciliazione – Azione informale

La Consigliera di Parità convoca il datore di lavoro al fine di verificare i fatti e trovare, quando è possibile un accordo. Obiettivo principale è la conservazione del posto di lavoro, cercando una soluzione che tuteli i diritti della lavoratrice/del lavoratore e migliori il clima aziendale. Questa procedura, detta informale, è quella privilegiata dalle consigliere ed è quella che porta a risultati duraturi e soddisfacenti per entrambe le parti. Per rendere la conciliazione immediatamente esecutiva, essa può essere depositata alla Direzione territoriale del lavoro.

Conciliazione – ex art. 410 c.c. art. 66 d.lgs 2001 165

Strumento finalizzato ad una rapida definizione dei conflitti del lavoro presso la Direzione Territoriale del Lavoro davanti ad una Commissione di conciliazione, può essere promosso sia dal singolo che dalla Consigliera di Parità della Città metropolitana o Regionale su delega della lavoratrice o delle lavoratrici interessate, in caso di denuncia di una discriminazione di genere. Nel caso vi sia un sospetto di licenziamento discriminatorio risulta importante la presenza della Consigliera di Parità che potrebbe porre in evidenza gli elementi che denotano la presenza della discriminazione di genere. Se il tentativo di conciliazione non va a buon fine, viene redatto un verbale di mancato accordo e la lavoratrice/il lavoratore può rivolgersi ad un Giudice del lavoro.

Azione individuale in giudizio

Le discriminazioni di sesso si dicono individuali quando colpiscono una singola lavoratrice/un singolo lavoratore e sono disciplinate dall’art. 38 del d.lgs. 198/2006 Codice Pari Opportunità.

La Consigliera di Parità è legittimata ad agire su delega della lavoratrice o a suo sostegno con autonomo atto.

Procedimento di urgenza: in caso di comportamenti discriminatori il lavoratore può ricorrere o far ricorrere per sua delega le organizzazioni sindacali, la Consigliera di Parità della Città Metropolitana o Regionale territorialmente competente.

Il Giudice del lavoro del luogo ove è avvenuto il comportamento discriminatorio, nei due giorni successivi, convoca le parti valuta la documentazione e, se ritiene sussistente la violazione denunciata, ordina all’autore con decreto motivato ed immediatamente esecutivo la cessazione del comportamento illegittimo e la rimozione degli effetti, o, se richiesto, il risarcimento del danno anche non patrimoniale.

Azione ordinaria: l’azione individuale di accertamento delle discriminazioni sessuali può essere proposta avanti al Giudice del lavoro o al Tar (nel caso si tratti di discriminazione nei confronti di pubblico dipendente con rapporto di lavoro non contrattualizzato) territorialmente competenti, su ricorso della lavoratrice discriminata oppure su sua delega dalla Consigliera di Parità della Città Metropolitana o regionale territorialmente competente.•

Intervento ad adiuvandum: si realizza ai sensi dell’art. 105 c.p.c. secondo le modalità previste dall’art. 419 c.p.c. L’intervento si ha quando la Consigliera di Parità della Città metropolitana o Regionale entra spontaneamente in un processo già avviato per discriminazione di genere da persona interessata, depositando ai sensi degli arti. 414 e 416 un ricorso contenente la domanda di tutela di un terzo, che lamenta la stessa lesione.

La Consigliera di Parità assume la qualità di parte per il solo fatto di essere intervenuta ed è assistita dal proprio legale.